CINQUE GRANDI FILM SULL’ALCOLISMO

“ Il mio fisico non lo tollera, l’alcol. Veramente! Ho bevuto due Martini, la vigilia dell’ultimo dell’anno, e ho tentato di dirottare un ascensore su Cuba!”

Questo fulminante aforisma di Woody Allen suggerisce una riflessione: il regista newyorkese, che nella sua lunga carriera ha affrontato diverse tematiche scomode e forti (sesso, Dio, esistenza dopo la morte, senso della vita, nulla assoluto) mai si è cimentato con l’alcolismo, rifiutato non solo dal suo fisico ma dal suo intero cinema. Non che nei suoi film non si beva mai, anzi, ma la patologia in sé, i suoi sintomi, le conseguenze e le possibili cure sono totalmente assenti. Se Allen evita l’argomento non mancano comunque esempi nella storia del cinema che lo trattano; da La gatta sul tetto che scotta di Richard Brooks a Sotto il vulcano di John Huston, da Barfly (o il più recente Mosche da bar di Steve Buscemi) o Factotum rispettivamente sceneggiato da e tratto da un romanzo di Bukowski al drammatico Amarsi di Luis Mandoki. Tantissimi sono i titoli e i registi che esaminano l’argomento; ecco i cinque migliori per Il Disoccupato Illustre.

VIA DA LAS VEGAS

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Tratto dall’ominimo romanzo di John O’Brien, diretto da Mike Figgis e magnificamente interpretato da Nicolas Cage nella parte della sua vita, quella che zittisce i detrattori. Ben, alcolizzato e solo, si reca a Las Vegas per bere fino alla morte. Conosce una prostituta, Sara, e nasce l’amore. Ma nonostante ciò non cambia il suo piano. Elisabeth Shue ottima spalla. Finale commovente.

I GIORNI DEL VINO E DELLE ROSE

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Joe e Kirsten, sposati, sono accaniti bevitori. Dopo la nascita della loro prima figlia decidono di smettere. Joe ci riesce grazie agli Alcolisti Anonimi, la moglie no. Lui decide di starle vicino. Primo film che Jack Lemmon gira con Blake Edwards, è forse il migliore del regista, sicuramente il più personale. Lieto fine evitato. Titolo tratto da una poesia di Ernest Dowson.

L’ANGELO UBRIACO

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Giovane mafioso di un quartiere dei bassifondi di Tokio malato di tbc si affida, dopo vari litigi, ad un dottore alcolizzato ma di buon cuore che cerca di salvargli la vita. Primo film di Toshiro Mifune, è uno dei grandi capolavori di Kurosawa con un Takashi Shimura in grande spolvero. Clint Eastwood e Gran Torino gli devono molto.

GIORNI PERDUTI

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Il film più famoso sull’argomento, premiato con l’Oscar al Miglior Film. Già tratto nel blog (QUI la recensione). Un capolavoro di Billy Wilder da vedere assolutamente.

FUOCO FATUO

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1963, Louis Malle. Tratto dall’omonimo romanzo di Pierre Drieu La Rochelle, racconta le ultime 36 ore di Alain, una vita distrutta dall’alcol e dai troppi momenti mancati. Decide di suicidarsi, non prima di un ultimo incontro con amici ed ex amanti parigine. Considerato da molti il miglior film del regista, è commovente perché “patetico a ripetizione” (Truffaut). Splendido bianco e nero di Cloquet.

Matteo Chessa

LA SENILITA’ AL CINEMA

Non sono pochi, pensandoci bene, i film che riflettono sull’argomento vecchiaia, sull’avvicinamento della fine della vita; quasi sempre il tema viene accostato a quello della solitudine, della fine dignitosa di un’esistenza passata nell’anonimato ma anche di grandi avventure , gesti estremi, piccole rivoluzioni  personali. Sono tanti i film da citare in una eventuale classifica, dal premio Oscar A spasso con Daisy (QUI la recensione) a Harry e Tonto, da Harold e Maude a Tutto può succedere, non dimenticando capolavori recenti come Amour o ottimi film come Nebraska. Sono sicuro però che converrete con me che i film della mia personale Top 5 siano effettivamente quelli che hanno trattato meglio questo argomento.

 

5

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UP

Film d’animazione della Pixar, co- prodotto dalla Disney, racconta della grande avventura del vecchio Carl che, vedovo, decide di realizzare il sogno comune con la defunta moglie di raggiungere le cascate paradiso e vivere una memorabile esperienza. Accompagnato dal piccolo scout Russell, spostandosi con una casa volante trascinata da palloncini, raggiungerà il luogo e vivrà finalmente l’avventura sognata, scoprendo anche il suo coraggio. Commovente, divertente, giustamente premiato con l’Oscar al Miglior Film d’animazione nel 2009, può vantare un incipit capolavoro in cui raffigura la bellezza e la tristezza di una vita insieme. Ha fatto piangere e riflettere grandi e piccini.

 

4

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VIVERE

1952, Akira Kurosawa. Vecchio impiegato dell’ufficio richieste del comune di Tokio scopre di avere un tumore allo stomaco e solo 5 mesi di vita. Cerca con tutte le sue forze di trovare finalmente uno scopo dopo anni passati a sopravvivere. Non trovando aiuto nei parenti, si dedica anima e corpo alla trasformazione di una zona paludosa in un parco giochi per bambini. Alla sua morte, il sindaco si prende i meriti ma le donne del quartiere gli rendono omaggio e piangono sulla sua tomba. Capolavoro sulla vecchiaia e sulla solitudine, analizza con una trama di morte il miglior modo di vivere una vita, suggerendo però che solo quando si ha qualcosa da perdere è possibile giocarsi il tutto per tutto. Il protagonista Takashi Shimura riesce a parlare con gli occhi, esprimendo tristezza e gioia solo con gli sguardi. Bellissima la scena del canto solitario di una vecchia canzone giapponese che parla della brevità della vita. Poco conosciuto, da vedere.

 

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IL POSTO DELLE FRAGOLE

Il professor Isak Borg deve ricevere un prestigioso premio accademico e si mette in viaggio per ritirarlo. Nel tragitto, tra ricordi e sogni, riconsidera la sua vita. Considerato uno dei massimi capolavori di Bergman, recitato superbamente dal di lui maestro Victor Sjöström (che morirà tre anni dopo), mescola sequenze oniriche a ricordi passati a momenti presenti a rimpianti per le occasioni perdute e difficilmente recuperabili. Film sul tempo che scorre e sulla paura della morte imminente.  Famosissima la sequenza iniziale dell’incubo del professore. Le fragole del titolo sono un indizio temporale che indica l’arrivo della primavera. Orso d’oro a Berlino 1958.

 

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UMBERTO D

Umberto Domenico Ferrari, mite pensionato romano, non è più in grado di mantenersi economicamente. Pensa al suicidio ma rinuncia per non abbandonare il suo cagnolino. Capolavoro del cinema neorealista, da molti considerato la sua fine, analizza con lucida drammaticità il tema della vecchiaia e della solitudine, ma anche quello della de umanizzazione come conseguenza del capitalismo (memorabile e significativa l’uccisione di un cane per 50 lire di differenza tra la richiesta del canile e l’offerta del disperato padrone). Retto, umile ma orgoglioso, Carlo Battistini è da applausi. Il punto più alto di Vittorio De Sica.

 

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VIAGGIO A TOKIO

Due anziani genitori che vivono a Onomichi, nella provincia di Tokio, si recano in città per vedere i figli sposati ma questi, troppo indaffarati, non li considerano. L’unica che gli dedica attenzioni è la vedova del terzo figlio, la dolce Noriko, che chiede una giornata di ferie alla ditta pur di stare con loro. Finale tragico. Cine- poema sulla vita e sulla morte, analisi secca sulla distanza tra padri e figli, sul mondo degli adulti e quello degli anziani, spesso costretti alla solitudine. Più che la storia, è da esaltare la poesia racchiusa in ogni inquadratura, spesso vuota o irrilevante ai fini della trama ma che, quasi sempre, sottolinea il tema analizzato. Capolavoro di Ozu, maestro del cinema giapponese che ha sempre lavorato con un cinema poverissimo in cui scopriva ricchezze straordinarie e impensabili.

 

Matteo Chessa