TOP 5: I MIGLIORI B/N NELL’ERA DEL CINEMA A COLORI  

Forse influenzati dalla differente e più familiare esperienza del colore nella televisione italiana, si è soliti pensare che vi sia stato una netta cesura tra l’era del cinema in bianco e nero e la successiva e attuale epoca della pellicola a colori. Siamo di fronte però ad un’inesattezza storica, ad un’opinione tanto diffusa quanto solo superficialmente corrispondente alla realtà storica. Infatti già nel cinema delle origini si parlò di colore, anzi di colorazione: gli stessi fratelli Lumiere, universalmente conosciuti come gli “inventori” del cinema, tinteggiarono qualche loro film grazie ad una certosina operazione a mano fotogramma per fotogramma.

Pellicole a colori incominciarono a essere prodotte con maggiore frequenza negli anni Quaranta per competere meglio con la televisione, allora solo in bianco e nero (e ancora non arrivata in Italia: la RAI comincerà le sue trasmissioni solamente nel 1954). A partire dall’inizio degli anni Settanta, invece il colore fu l’esclusivo protagonista cromatico del cinema mondiale ma negli ultimi quarant’anni si possono contare numerose eccezioni, molte delle quali illustri, che hanno riproposto il mai obsoleto e sempre affascinante bianco e nero. Le motivazioni sono le più varie. In alcune circostanze si tratta di scelte costanti nella filmografia di un regista: gli esempi sono quelli noti di David Lynch (Eraserhead e The Elephant Man), Woody Allen (Manhattan, Stardust Memories, Zelig, Ombre e nebbia) e Lars Von Trier  (Epidemic, Europa); in altri casi il bianco e nero fu utilizzato per ossequiare una corrente cinematografica (Intrigo a Berlino di Soderbergh, omaggio al noir anni Quaranta) o un personaggio (Ed Wood di Tim Burton); altre volte invece la scelta è stata imposta dal budget limitato. Quest’ultimo è il caso di Clerks: il regista Kevin Smith spiegò di averlo girato in bianco e nero a causa dei soli 27.575 dollari a disposizione. Nel caso in questione il bianco e nero regala comunque al film un affascinante stile documentaristico.

In un panorama inaspettatamente vasto, ecco i migliori lungometraggi in bianco e nero dal 1970 ad oggi secondo la discreta opinione de Il Disoccupato Illustre.

5

download

NEBRASKA 

Settima pellicola diretta da Alexander Payne, la quarta ambientata in Nebraska, stato che ha regalato i natali al regista. Presentato a Cannes nel 2013 e osannato a gran voce dalla critica per l’interpretazione del protagonista Bruce Dern, vede nella mai abbastanza apprezzata prova di Jane Squibb la sua punta di diamante. Interamente girato in bianco e nero, narra la storia del vecchio Woody Grant (Dern preferito a Jack Nicholson, Bryan Cranston, Robert Duvall e Gene Hackman) che crede di avere vinto un milione di dollari e si mette in viaggio dal Montana al Nebraska per ritirare il premio, accompagnato dal figlio David (Will Forte) e dalla petulante moglie Kate. Uno dei migliori b/n degli ultimi anni, scelta azzeccata che ben si adatta all’umorismo malinconico e alla semplicità che avvolgono l’intera pellicola. Candidato a sei Oscar nel 2014, tra cui Miglior Film.

 

4

una-scena-del-film-il-nastro-bianco-diretto-da-michael-haneke-palma-d-oro-al-festival-di-cannes-2009-118056_jpg_1003x0_crop_q85

IL NASTRO BIANCO

Palma d’oro a Cannes nel 2009 e candidato all’Oscar come miglior film straniero e per la migliore fotografia nel 2010, è ambientato in un villaggio della Germania settentrionale negli anni immediatamente antecedenti alla Grande Guerra dove incominciano a svolgersi eventi inspiegabilmente sinistri. Il film è girato in un bianco e nero senza ombre e senza alcun accenno di colore, in un’atmosfera dove il silenzio è un motivo dominante, interrotto solo da qualche nota di Schubert e pochi brani corali che non bastano a rompere la sottile aria che si respira per tutta la durata della pellicola.

 

3

The-Artist-1

THE ARTIST 

Oscar per il Miglior Film nel 2012 (primo muto dal 1929) e film francese più premiato di tutti i tempi, è stato girato a colori per poi essere distribuito in bianco e nero per rendere a pieno l’epoca in cui è ambientato, quegli anni Venti che rappresentano la vigilia dell’avvento del cinema sonoro. Il contrasto tra muto e sonoro è il tema dominante del film nonché delle alterne vicende del protagonista, l’attore George Valentin (Jean Dujardin). Vanta riusciti omaggi a capolavori come Quarto Potere di Orson Welles e La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock. Nel cast anche il talismano John Goodman, oltre agli ottimi James Cromwell e la co-protagonista Bérénice Bejo.

 

2

Toro_scatenato

TORO SCATENATO 

Secondo episodio della simbolica Trinità che vide collaborare Martin Scorsese e Robert De Niro tra  la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta, narra la vicenda dello scapestrato pugile Jake LaMotta (ancora in vita, oggi compie 94 anni) che raggiunse in breve tempo l’apice della boxe salvo poi cadere nel baratro sia dal punto di vista sportivo che personale. L’interpretazione di De Niro, divenuta leggendaria soprattutto per i monologhi in camerino, è unanimemente ricordata come una delle più profonde della storia del cinema e fu premiata con l’Oscar al miglior attore. Registicamente impeccabile e meticoloso, per questo si pensò che dovesse essere l’ultimo film di Scorsese e rappresentasse quindi il suo testamento artistico. Fortunatamente non è stato così. Nonostante tali sforzi, non vinse né per il Miglior Film né la Miglior Regia: Scorsese non la prese bene, come testimoniano le immagini della premiazione. Il bianco e nero mette in risalto crudezza e realismo delle vicende e, insieme all’intermezzo della Cavalleria Rusticana di Mascagni che accompagna i titoli e al sapiente montaggio di Thelma Schoonmaker, contribuisce all’epicità del film.

1

Schindler's List, Oliwia Dabrowska

SCHINDLER’S LIST

Vi abbiamo parlato di questo film in tutte le salse possibili e non poteva che essere al vertice di questa classifica. Se poc’anzi si parlava di testamento artistico, non si esagera se un giorno si dovesse ricordare in tal modo questo film con riferimento alla poliedrica filmografia di Steven Spielberg, che con la sua opera ha ancora molto da dare alla settima arte. Questo titolo segnò il culmine del suo percorso nel cinema impegnato, iniziato con Il Colore Viola nel 1985, non prima di avere riscritto le sorti del genere fantascienza. È stato girato completamente in bianco e nero ad eccezione di quattro scene, compresa l’intera sequenza finale, ambientata nei giorni nostri. Detta scelta cromatica si pone in continuità con tutti i documentari sul triste tema dell’Olocausto e non toglie alla pellicola quel tremendo impatto emotivo che la contraddistingue. Primo film in b/n a rivincere l’Oscar per il miglior film nell’era del colore e anche il film in b/n più costoso mai realizzato.

Michael Cirigliano

UN REGISTA TRE FILM: MARTIN SCORSESE

Lo so, lo so, può sembrare una blasfemia. Solo 3 film??? Impossibile! Come darvi torto? Visto che la filmografia di Martin Scorsese è quasi perfetta, ho deciso di selezionare tre pellicole per me straordinarie, e che magari sono meno conosciute rispetto alla Trinità composta da Taxi Driver, Toro scatenato e Quei bravi ragazzi. Siete pronti? Via!

departed

THE DEPARTED

Di The Departed ne ho parlato diverse volte. Potete trovare un articolo qui. Probabilmente meno riuscito rispetto all’originale Infernal Affairs, questa mi è rimasta nel cuore per una serie di motivi: dall’interpretazione di Nicholson, ai continui colpi di scena passando per la colonna sonora. Forse non è uno dei film migliori del regista americano ma per me rappresenta un’opera tanto imperfetta quanto magnifica.

re-per-una-notte

RE PER UNA NOTTE

Un lato poco conosciuto del maestro Scorsese, lo vede estremamente capace nell’orchestrare commedie grottesche. Nell’arco di tre anni (1983-1985), prima con Re per una notte e poi con Fuori Orario, il buon Martin riscriverà il genere (entrambi furono insuccessi clamorosi al botteghino). Credo che non si parli mai abbastanza dell’importanza di questo film che vede DeNiro nel ruolo di un aspirante comico e che affronta la smania del successo e la pazzia che comporta l’insuccesso come solo poche altre opere hanno saputo fare. Da recuperare assolutamente.

daniel-day-lewis-e-michelle-pfeiffer-in-una-scena-de-l-etaa-dell-innocenza-118224

L’ETA’ DELL’INNOCENZA

Quando penso a un regista con la R maiuscola, penso a Martin Scorsese e quando penso a un film girato da Scorsese penso a L’età dell’innocenza. Perché? Perché credo rappresenti il suo testamento artistico. E’ un film registicamente perfetto: la messa in scena è straordinaria, la cura del dettaglio è maniacale, i movimenti di macchina sono leggiadri e l’equilibrio delle inquadrature è sorprendente. Scorsese è IL regista tanto quanto Scorsese è IL cinema. E qui si diverte mostrando tutto il suo immenso talento.  Se dovessi consigliare una sua pellicola da vedere ad aspiranti videomakers, consiglierei senza dubbio questa.

 

Francesco Pierucci

1981. GENTE COMUNE: IL DISCUSSO DEBUTTO ALLA REGIA DI REDFORD

7500_big

Robert Redford ha sempre avuto l’aria di essere un attore conscio del suo talento smisurato ma dubito che persino lui abbia potuto mai ipotizzare un’improbabile vittoria degli Oscar all’esordio come regista.  Eppure Gente Comune (Ordinary People in originale) non si limita a questo ma alla 53esima cerimonia degli Academy Awards, oltre a trionfare immeritatamente su due capisaldi del cinema mondiale come Elephant Man di Lynch e Toro Scatenato di Scorsese, si porta a casa altre tre statuette per Miglior Film, Miglior Attore Non Protagonista (Timothy Hutton)  e Miglior Sceneggiatura Non Originale (Alvin Sargent). Tratto dal romanzo Gente senza storia di Judith Guest del 1979, il film cerca di analizzare le tensioni e i disagi che nascono all’interno di una famiglia borghese dopo la morte del figlio primogenito in un incidente di barca : Conrad, il fratello più piccolo ritornato a casa dopo aver trascorso alcuni mesi in un ospedale psichiatrico, è costretto ad affrontare la repulsione della severa madre  (Mary Tyler Moore) che lo accusa di averle ucciso il figlio prediletto. Caratterizzato da una psicologia di base veramente semplicistica e da una messa in scena discutibile e tendente al lacrimevole, Gente Comune risulta essere un film claudicante, incerto; probabilmente uno dei Miglior Film più immeritati (considerati i rivali). La colonna sonora del film si basa sul celebre Canone di Pachelbel. Niente di eccezionale.

CURIOSITA’: Il debutto vincente non fu solo quello di Redford come regista ma anche quello di Timothy Hutton come attore.

Francesco Pierucci