TOP 5- I MIGLIORI FILM DI VENEZIA 72

Quest’anno ho avuto la possibilità di partecipare al Festival di Venezia 2015 come giurato per le Giornate degli Autori e per l’occasione ho deciso di fare una top 5 delle opere migliori. Ovviamente la classifica si riferisce solo ai film che ho visto (circa 30).

5

BANGLAND

Basterebbe l’incipit della trama per intuire perché Bangland è un film da non perdere: in una società distopica, Steven Spielberg è il nuovo Presidente degli Stati Uniti e ha deciso di invadere uno stato africano… Ovviamente l’opera prima del giovane Lorenzo Berghella (che ha praticamente realizzato da solo le animazioni!) non è solo questo: Bangland è un film estremamente post-moderno che si nutre di numerose citazioni e rimandi della cultura americana (dagli attori alle serie tv, passando per film e cartoni animati) per creare qualcosa di completamente innovativo. Non per ultimo, è un’opera che, pur persa negli echi del post-modernismo, rimane decisamente attuale per le tematiche trattate. Spiazzante.

4

ISLAND CITY

Senza dubbio il mio film preferito delle Giornate degli Autori. Un’opera a episodi estremamente grottesca e spiazzante che mi ha sorpreso e divertito moltissimo. Il presupposto della talentuosa regista è quello di raccontare la pervasività della tecnologia nella società indiana, mettendo ironicamente in luce i difetti e i paradossi delle proprie tradizioni. Island City alterna alcune scene geniali (nei primi due episodi) ad altre più discutibili (il terzo episodio) ma il risultato è comunque soddisfacente. Piacevole sorpresa.   

 3

THE FITS

Presentato nella sezione dei Biennale College, The Fits è un’opera prima che lascia interdetti per la sua semplicità narrativa ma che contemporaneamente affascina per la sua propensione strutturale al simbolismo. La toccante storia della piccola boxeur Toni e della sua innata solitudine ha molto in comune con Anomalisa e il suo discorso sull’individualità e l’adesione a una massa. Il finale, poi, lascia senza fiato. Gioiello.

2

MUSTANG

In concorso per il Premio Lux con altri due splendidi film, Mustang, nonostante l’origine turca, è stato recentemente scelto come candidato francese per gli Oscar 2016. L’opera racconta la storia di cinque sorelle che devono fare i conti con le dure e arcaiche tradizioni di un piccolo paesino della Turchia. A uno primo sguardo superficiale, il film può ricordare per struttura e svolgimento Il giardino delle vergini suicide: lo spettatore si accorgerà ben presto che, al contrario del film della Coppola, Mustang sceglie di spostare in secondo piano la liricità della messa in scena a favore di un realismo più ficcante e brutale. Il risultato è incantevole. Vincerà gli Oscar? Probabile.

1

anomalisa

ANOMALISA

Il vero capolavoro della Mostra di quest’anno. Un film in stop motion capace di far ridere, piangere e riflettere. Ne ho parlato abbondantemente qui.

Francesco Pierucci

ARIANNA: NUOVA LINFA PER IL CINEMA ITALIANO

Quando mi chiedono di suggerire titoli di film italiani degli ultimi anni che mi abbiano notevolmente colpito, mi ritrovo sempre in grande difficoltà. Storie banali, sempre gli stessi volti, regia piatta e così via. Per fortuna all’ultimo Festival di Venezia da giurato delle Giornate degli Autori ho avuto modo di visionare la splendida opera prima di Carlo Lavagna e me ne sono perdutamente innamorato.

In uscita il 24 settembre, Arianna racchiude in sé il significato originario della parola film: una sequenza d’immagini suggestive e narrativamente potenti che ti catturano senza mai lasciarti scappare. Buona parte del merito va ovviamente alla fotografia. Basterebbe analizzare la scena iniziale per capire ciò di cui sto parlando (vedi foto).

Il lungometraggio affronta un tema piuttosto delicato (i differenti tipi di sessualità) così come delicata è la regia di Lavagna (influenzata da uno stile prettamente documentaristico) quando si muove armoniosamente all’interno della casa o quando si sofferma a osservare il corpo nudo della giovane donna.

E altrettanto delicata è la convincente interpretazione dell’esordiente Ondina Quadri fisiognomicamente perfetta per il ruolo di protagonista e con uno sguardo magnetico che lo spettatore si porterà dietro ben oltre la durata del film.

Un ulteriore merito del regista è quello di saper lavorare sapientemente su più livelli: in un’opera filmica che parla della natura del corpo umano, la Natura per Lavagna non può che ergersi a co-protagonista. Gli alberi, i boschi, i laghi, i fiumi infatti aiutano e supportano magistralmente Arianna nel suo lungo e doloroso processo di scoperta (ad esempio quando la ragazza si specchia nelle acque). Da sottolineare inoltre anche la scelta dell’intreccio narrativo che, non a caso. ricalca la mitologia di Ermafrodito.

Per concludere, Arianna è un film che si nutre della forza e del coraggio dell’opera prima e che potrebbe rappresentare una pietra miliare per un nuovo tipo di cinema d’autore italiano. Lo spero vivamente.

Intanto voi correte a vederlo e ne rimarrete sicuramente soddisfatti!

 

Francesco Pierucci

ANOMALISA: IL CAPOLAVORO DI KAUFMAN TRA BERGMAN E PIRANDELLO

anomalisa

Chi siamo? Quante facce abbiamo? Che cos’è l’amore? Le precedenti domande hanno una risposta?

In latino “persona”, prima di essere umano, significa “maschera”. Possiamo così dire che tutti, anche solo a un livello inconscio, presentiamo una falsa personalità al cospetto della società. Il nuovo universo di Kaufman è pieno di queste persone, idealizzate come pupazzi in stop-motion, troppo impaurite e confuse per vivere a pieno la loro vita. Non è la prima volta che lo scrittore di Essere John Malkovich e di Eternal Sunshine si confronta con il tema della perdita dell’identità, ma questa volta, grazie alla manifesta influenza del film di Bergman e del Fu Mattia Pascal, ci conduce in un vortice nichilistico senza fine, costituito da dolorose illusioni e amara ironia. Questo è il mondo in cui Michael Stone “esiste”. Michael è un paradosso vivente: ha scritto un libro dal titolo Help me to help you ma non è in grado di aiutare se stesso. E’ uno straniero nella sua stessa società (ricordate la canzone di Sting: “I am an alien, I am a legal alien, I am an Englishman in New York”?). Sì, Cincinnati non è esattamente la Grande Mela (purtroppo il chili non basta) e così non è affatto assurdo che il protagonista inizi a impazzire davvero in fretta.

Cosa potrà salvarlo dal baratro della depressione? L’amore, ovviamente. L’unico sentimento che può aiutarlo ad abbandonare lo sguardo blasè e distinguere finalmente un volto tra la folla indistinta. E quel volto è di Lisa. Lisa è una meravigliosa anomalia: una donna timida con i suoi difetti perfetti. L’unico modo per riuscire a descriverla è prendere in prestito le parole di Cindy Lauper che Lisa canta con la sua emozionante voce nella scena più bella di tutto il film:

Some boys take a beautiful girl

And hide her away from the rest of the world

I wanna be the one to walk in the sun

Oh girls, they wanna have fun

Lisa è un’ombra nata troppo lontana dalla luce solare dell’auto-consapevolezza. Come un’antica sex-doll geisha, è fuori dalla realtà e proprio per questo non ha bisogno di fingere di essere chi non è. Dopo lo stupefacente Synecdoche, New York, Kaufman torna dietro la macchina da presa (grazie a KickStarter!) con l’obiettivo di lasciarci un altro insegnamento senza tempo: la vita è rilevante nella sua irrilevanza.

Fatevi un favore: andate a vedere Anomalisa e se dopo la proiezione vi sentirete depressi e con un vuoto incolmabile, non vi allarmate! E’ semplicemente il film che ha raggiunto il suo obiettivo…

 

Francesco Pierucci