QUESTO E’ UN BLOG CHE PARLA DEI FUMETTI DI SIO

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Allora, se tanto mi dà tanto pochi di voi sapranno di chi sto parlando.

Sio, questo strano artista, esordisce nel mondo del fumetto autoprodotto, ma poco dopo viene reclutato nella fucina di fumettisti della Shockdom, famoso sito dove sono pubblicate strisce e storie di giovani talenti che creano fumetti appositamente per il web; su questa piattaforma Sio si fa notare quasi subito, siamo nel 2006.

A colpire è la stupidità e l’incoerenza di molte delle sue strisce, i giochi di parole sono i protagonisti assoluti… non so come spiegarlo a qualcuno che non abbia mai letto qualcosa di Sio: le situazioni in cui gli omini si trovano a vivere nascono dal prendere alla lettera certe affermazioni, oppure semplicemente i personaggi fanno qualcosa di inaspettato e violento che non ha coerenza con quello che succede nel riquadro precedente della strisca.

A parte personaggi ricorrenti, le tante ma brevissime creazioni di Sio sono autoconclusive e sono appunto realizzate per una fruizione sporadica, non che ci sia molto da dire dopo che uno prende un treno da mangiare da portare via.

Il suo stile tocca anche You Tube, dove sono pubblicati video che animano la pazzia con cui fa ridere i lettori. Famosi anche i video musicali, uno addirittura con Elio e le Storie Tese, ma anche le parodie di Milei Cyrus, Frozen o Ac/Dc.

Colpo di genio nel 2013, non potendo partecipare fisicamente a Lucca Comics si collega con una webcam e regala ai suoi estimatori le famose 30 strisce in 30 minuti anche queste finite su you tube.

Sio, che a scuola conoscevano come Simone Albrigi, ha recentemente sfondato il muro del web arrivando anche in edicola con Scottecs Magazine: volumetto sottile che riporta in auge uno dei personaggi con cui esordiva anni fa.

Qualche mese fa è uscito il volumone ritratto nel immagine, dove sono raccolti anni e anni di grasse risate prima fruibili solo su intenet!

Pietro Micheli

GODZILLA: STORIA DI UN LUCERTOLONE

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Il 10 dicembre 2013 è stato diffuso, tramite YouTube, il trailer di un nuovissimo film su Godzilla, e tra la redazione c’è stato qualcuno che si è messo a urlare per la gioia… Questo articolo è stato scritto per condividere il grande amore del sottoscritto per le lucertole giganti. Il primo film con protagonista Godzilla è datato 1954, e il mostro nasce come conseguenza delle esplosioni atomiche in Giappone; il produttore aveva ben in mente Hiroshima e Nagasaki quando pensò alle origini del personaggio. Come si è arrivati al nome? Negli studi cinematografici che lavoravano al progetto si racconta che ci fosse un tecnico con la corporatura tale da meritarsi il nomignolo “Gojira”, unione delle parole “gorilla” e “kujira” (che in giapponese vuole dire “balena”), ai produttori piacque la cosa e il vezzeggiativo divenne il titolo della pellicola, che all’estero venne storpiato in “Godzilla”. Il Dinosauro radioattivo è opera del mago degli effetti visivi Eiji Tsubura (il papà di tante altre creature del cinema nipponico) ed è impersonato da un collaboratore che indossava una pesante tuta di gomma. L’alito radioattivo, un vero e proprio raggio disgregatore non è altro che un ritocco della pellicola impressionata (come le prime Spade Laser) e tutte le scene di distruzione con Godzilla inquadrato, furono girate senza colonna sonora, aggiunta però molto dopo. Il mostro è un chiaro simbolo, lo accennavo qualche riga sopra, degli orrori conseguenti alle esplosioni atomiche, eventi storici ben radicati nel immaginario giapponese e rielaborati nella produzione artistica giapponese se pensiamo al mondo in cui si muove Kenshiro, il futuro di disperazione che vuole evitare Capitan Harlock, o anche certi capitoli del ‘Sogni’ di Kurosawa, per citare gli esempi più famosi.

Tutti i film, a parte il primo che vede il Lucertolone in solitari contro l’esercito giapponese, hanno sempre un coprotagonista, un secondo mostro che aiuta il genere umano a combattere Godzilla: c’è stato Biollante, un enorme pianta carnivora, King Ghidorah, un maestoso drago a tre teste tutto d’oro, Mothra, simile a una grossa falena, ma Godzilla ha anche fronteggiato invasori spaziali e robot giganti con le sue sembianze; addirittura in un film del 1967 nasce il figlio di Godzilla chiamato Minilla, la rimpatriata dura poco e i due finiscono ibernati in una tempesta di neve. Proseguendo l’excursus nella mitologia di Godzilla possiamo distinguere tre fasi che raggruppano i film usciti: l’Era Showa ragruppa i primissimi film fino al 1975; poi abbiamo l’Era Heisei a cui fanno riferimento i remake, con effetti visivi migliorati, dei classici della prima era; poi l’Era Millenium ha portato i mostri negli anni 2000 con un aspetto rinnovato e più minaccioso, altra caratteristica di questi film l’umanità si trova nel fuoco incrociato di Gojira e una razza aliena battezzatasi Millenian che per conquistare il pianeta deve prima eliminare il suo abitante più potente. Un altro antefatto nella nascita del mostro giapponese, lo si più trovare nel film del 1933 ‘King Kong’ che ritrae il famoso scimmione distruggere New York e nel filone della fantascienza americana. Nel 1953 si assisteva a ‘Il Risveglio del dinosauro’ poi l’anno dopo era uscito ‘Assalto Alla Terra’… e volete che i produttori giapponesi non ne sapessero nulla? Visto che siamo in argomento mi soffermerei anche sui 2 contributi americani al mito di Godzilla, ma sono entrambe pellicole davvero penose.

Pietro Micheli

TOP 5: GLI HORROR PIU’ SCHIFOSI (non sempre in senso negativo…)

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SHARKNADO

NO COMMENT  la parola al regista:
“ Allora avevo in mente che l’esercito dovesse combatte degli squali che stanno invadendo l’Europa… ma mi hanno detto (intende la casa produttrice Asylum) “No, vogliamo Sharknado!” Così mi diedero un mezza pagina di appunti che io lessi per poi rispondere: questa è la cosa più ridicola che abbia mai letto … ci sto! “ (per la versione integrale e in inglese http://io9.com/we-asked-the-writer-of-sharknado-some-very-serious-ques-736131336)

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ZONE OF THE DEAD

La Serbia in lotta contro gli zombie! WOW! No, nulla di più sbagliato. Il film è di una noia mortale, lento e con una trama inconsistente e quel che è peggio di mostri se ne vedono davvero pochi arrivando alla dozzina verso la fine dell’opera.

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GYO-TOKYO FISH ATTACK

Film d’animazione giapponese, come sempre tratto dal omonimo manga, e che inizialmente ricorda una puntata dei Simpson. Ai pesci crescono le gambe (pure gli squali) e fanno andare in tilt il traffico ferroviario, in Italia  avrebbe da imparare in quanto a scuse. In tanto una ragazza che voleva solo trovare l’amore, scopre che uno scienziato ha costruito una sedia a rotelle che va a scoregge… qual è il collegamento?

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EATERS-RISE OF THE DEAD

“Quella che sembrava una semplice influenza si rivela essere un problema ben più serio” e in Italia arrivano gli zombie! Questo film italiano del 2010 fornisce una chicca dopo l’altra: “vaganti” con microfono (poverini voglio parlare), Neo Nazzi che usano “gli azzannatori” in nuovo sport, personaggi che sparano freddure a raffica, preti inquietanti e fidanzate tenute in cantina. Un film ben fatto va detto!

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WOLF CREEK 2

Sicuramente il film più ignorato alla Settantesima mostra del cinema di Venezia (era comunque fuori concorso). Ambientazione australiana, un serial killer Leghista, vittime prese al lazo e canguri che saltellano contro un camion al ritmo di “The Lion Sleep Tonight”!

Pietro Micheli

TOP 5: I MIGLIORI FILM SUL CALCIO

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BEST

Film del 2000 diretto da Mary McGuckian, racconta la storia del nordirlandese George Best, le sue doti calcistiche che lo hanno portato a militare nel Manchester United e la sua fragilità mentale che sfocia nell’alcolismo, gioco d’azzardo e amori folli che ne condizionano il rendimento in campo. Film per veri appassionati dello sport, presenta e fa conoscere al pubblico meno interessato il più grande artista del pallone del secolo scorso, ed è questo il suo merito più grande. Un solo demerito: giudica troppo, sottolinea in continuazione il grande dono che Best ha sprecato e il modo in cui l’ha fatto. A metà tra un documentario e una fiction, ha come attore protagonista John Lynch (anche sceneggiatore), simpatico fidanzato infedele di Sliding Doors.

 

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FUGA PER LA VITTORIA

Seconda guerra mondiale. Due ex glorie del calcio si rincontrano in un campo di prigionia tedesco. Il primo, ufficiale di Hitler, sfida il secondo, britannico, ad una partita tra tedeschi e Alleati. La gara diviene presto una scusa per fuggire. Nonostante il forte sottofondo storico, è un film sul calcio, sulla purezza e la forza dello sport, capace di ribaltare situazioni sfavorevoli. I tedeschi sono nettamente superiori sul campo di battaglia, ma in quello da calcio le cose cambiano. Divenuto famoso per la presenza di Pelè nel cast (che splendida rovesciata!), ha tra i calciatori-attori anche Ardiles, asso argentino e inventore della bicicletta (intesa come numero calcistico…). Stallone, sostituto portiere, para più rigori di Handanovic e Buffon messi assieme.

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IL MALEDETTO UNITED

Dopo anni di successi la storico allenatore del Leeds United abbandona la squadra per diventare CT dell’Inghilterra. Lo sostituisce Brian Clough, ex allenatore del Derby County che prova profondo odio per la nuova squadra e il suo modo di giocare. Dopo tanti film che parlano del tifo, il ruolo dei calciatori, il calcio come sport che dà messaggi positivi, finalmente una pellicola che analizza la figura dell’allenatore, il vero capitano e timoniere della squadra. Michael Sheen interpreta Clough in modo convincente, specialmente quando mostra il suo lato umano di tabagista e alcolizzato. Stephen Frears, innamorato del libro, doveva dirigerlo ma abbandonò il progetto, che andò a Tom Hooper, poco prima delle riprese.

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ZIDANE: A 21ST CENTURY PORTRAIT

23 Aprile 2005. Al Bernabeu di Madrid si gioca Real Madrid-Villareal, partita della Liga Spagnola. 17 videocamere del direttore della fotografia Khondji (Seven) sono puntate su Zinedine Zidane e tra primissimi piani, mezze figure, primi piani lo seguiamo per tutta la sua partita, che non dura fino al fischio finale perché si fa espellere. Esperimento riuscito di videoarte, riesce a regalare la sensazione di essere allo stadio, dentro il campo assieme al giocatore. Più che di film sul calcio si deve parlare di calcio che viene filmato; è il cinema che irrompe nel tempio dello sport più amato e non viceversa. Presentato Fuori Concorso a Cannes 2006, è considerato il più bel film sul gioco del pallone. Capolavoro da vedere assolutamente.

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L’ARBITRO

Sardegna, campionato di terza categoria. L’Atletico Parabarile viene ripetutamente sconfitto dai rivali del Montecrastu. Il ritorno in patria di Matzutzi, figlio di emigrati, sposta gli equilibri. Intanto un arbitro di fama mondiale vuole dirigere la finale di Coppa Campioni a qualunque costo. Diretto da Paolo Zucca, tratto da un corto dello stesso regista, propone una perfetta visione del calcio dilettantistico sardo e del modo in cui è vissuto negli annoiati paesi dell’interno. La contrapposizione tra il calcio di terza categoria, rozzo ma pulito, e il grande calcio europeo, spettacolare ma pilotato, si mescola fino ad unirsi definitivamente nel finale. Non solo calcio, offre anche una panoramica sugli usi e i costumi della Sardegna, i paesaggi mozzafiato e alcune usanze negative che non spariranno mai. Un cast di tutto rispetto, con Accorsi, la Cucciari, Cullin, Benito Urgu e Pannofino (che interpreta l’arbitro venduto Mureno). Le movenze aggraziate e femminili dell’arbitro che dà il titolo al film si rifanno ad un famoso video di YouTube. Presentato all’ultimo festival di Venezia.

 

Matteo Chessa